Adeguati assetti: obbligo o opportunità?

Fonti normative e ratio degli adeguati assetti.

Il D.Lgs. 12 gennaio 2019 n. 14 (meglio noto come Codice della crisi d’impresa o dell’insolvenza, breviter CCII) ha introdotto, a partire dal 15 luglio 2022, all’art. 3 alcuni obblighi a carico degli imprenditori.

In particolare, il comma 2 del detto art. 3 CCII prevede che «L’imprenditore collettivo deve istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato ai sensi dell’articolo 2086 del codice civile, ai fini della tempestiva rilevazione dello stato di crisi e dell’assunzione di idonee iniziative»[1].

Anche l’art. 2086 c.c. è stato riformato dal medesimo CCII: infatti, l’art. 375 CCII ne ha modificato la rubrica[2] e aggiunto un secondo comma che prevede: «l’imprenditore, che operi in forma societaria o collettiva, ha il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell’impresa e della perdita della continuità aziendale, nonché di attivarsi senza indugio per l’adozione e l’attuazione di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale».

La disposizione codicistica è però entrata in vigore ben prima del CCII, ovvero a decorrere dal 16 marzo 2019, ai sensi di quanto disposto dall’art. 389, comma 2, del medesimo D.Lgs. n. 14/2019.

Quindi, da più di quattro anni (dal 2019 appunto), tutte le imprese italiane «in forma societaria o collettiva» (e quindi anche le società di persone) avrebbero dovuto istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa.

Per la verità, le imprese più strutturate (melius le società per azioni), ai sensi dell’art. 2381, commi 3 e 5 c.c., avrebbero dovuto istituire sin dalla riforma del diritto societario del 2003, un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa.

L’obbligo in parola (per come evidenziato dalla lettera delle due norme) non riguarda quindi direttamente l’imprenditore individuale; tuttavia il comma 1 dell’art. 3 CCII prevede un obbligo analogo, seppur, per così dire, più leggero («misure idonee»)[3]. La differenza tra «misure» e «assetti» risiede proprio nel fatto che “l’assetto organizzativo” dovrebbe rappresentare un dovere solo più strutturato rispetto alle “misure idonee” che devono essere invece adottate dall’imprenditore individuale.

D’altra parte, la Legge delega, nel prevedere l’istituzione degli adeguati assetti, non faceva differenza in ragione della forma (individuale o collettiva) in cui si esercita l’attività d’impresa[4].

I successivi commi 3 e 4[5] specificano poi che «al fine di prevedere tempestivamente l’emersione della crisi d’impresa, le misure di cui al comma 1 e gli assetti di cui al comma 2 devono consentire di:

  1. rilevare eventuali squilibri di carattere patrimoniale o economico-finanziario, rapportati alle specifiche caratteristiche dell’impresa e dell’attività imprenditoriale svolta dal debitore;
  2. verificare la sostenibilità dei debiti e le prospettive di continuità aziendale almeno per i dodici mesi successivi e rilevare i segnali di cui al comma 4;
  3. ricavare le informazioni necessarie a utilizzare la lista di controllo particolareggiata e a effettuare il test pratico per la verifica della ragionevole perseguibilità del risanamento di cui all’articolo 13, al comma 2.

Costituiscono segnali per la previsione di cui al comma 3:

  1. l’esistenza di debiti per retribuzioni scaduti da almeno trenta giorni pari a oltre la metà dell’ammontare complessivo mensile delle retribuzioni;
  2. l’esistenza di debiti verso fornitori scaduti da almeno novanta giorni di ammontare superiore a quello dei debiti non scaduti;
  3. l’esistenza di esposizioni nei confronti delle banche e degli altri intermediari finanziari che siano scadute da più di sessanta giorni o che abbiano superato da almeno sessanta giorni il limite degli affidamenti ottenuti in qualunque forma purché rappresentino complessivamente almeno il cinque per cento del totale delle esposizioni;
  4. l’esistenza di una o più delle esposizioni debitorie previste dall’articolo 25-novies, comma 1»[6].

La ratio dell’istituzione dei cd. adeguati assetti è dichiarata espressamente dalle norme medesime, ovvero, sia dall’art. 2086 c.c. («[…] anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell’impresa e della perdita della continuità aziendale, nonché di attivarsi senza indugio per l’adozione e l’attuazione di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale»), sia dall’art. 3 CCII («[…] ai fini della tempestiva rilevazione dello stato di crisi e dell’assunzione di idonee iniziative»).

Le specificazioni dei commi 3 e 4 dell’art. 3 CCII confermano, semmai ve ne fosse bisogno, la ratio della disposizione («[…] al fine di prevedere tempestivamente l’emersione della crisi d’impresa»).

Proprio perché previsti nell’ambito del CCII (e per di più nelle disposizioni di carattere generale del codice della crisi d’impresa), gli obblighi di istituzione degli adeguati assetti evidenziano quindi lo scopo cui sono finalizzati: prevenire la crisi e evitare la perdita di continuità aziendale, evitare che l’imprenditore non sia in grado di intercettare i primi segnali di squilibri che possono condurre, successivamente, all’incapacità di far fronte agli impegni finanziari, ovvero intercettare segnali di precrisi (cd. early warnings).

Preme però precisare che l’inciso («anche in funzione»)[7] e il carattere di previsioni programmatiche delle norme in commento lasciano spazio anche ad altre finalità, per come vedremo in prosieguo.

D’altra parte, che le norme abbiano carattere precettivo/programmatico è confermato dalla mancata previsione di una “sanzione” espressa nel caso in cui l’impresa non si attivi ad istituire gli adeguati assetti[8].

Va da sé però che la loro mancata istituzione diventa causa di responsabilità anche di carattere risarcitorio, specie nell’infausta ipotesi di apertura di una procedura di liquidazione giudiziale (il vecchio fallimento, per intenderci).

Con le modifiche introdotte dal D.Lgs. n. 147/2020, è stato chiarito a chi spetti l’obbligo in parola.

I testi rispettivamente degli articoli 2257, comma 1, c.c. (che disciplina l’amministrazione disgiuntiva nelle società personali), 2380-bis, comma 1, c.c. ultimo periodo (che regola l’amministrazione nelle società azionarie), e 2475 comma 1, c.c. (che regola l’amministrazione nelle Srl), sono ora espliciti nell’affermare che «l’istituzione degli assetti di cui all’articolo 2086 secondo comma spetta esclusivamente agli amministratori»[9].

La violazione di tali obblighi è stata ritenuta anche fonte di grave irregolarità gestoria ai sensi dell’art. 2409 c.c., per come vedremo successivamente, ma può avere anche ricadute sull’organo di controllo.

A fronte delle specificazioni (ovvero degli indicatori) di cui ai richiamati commi 3 e 4, le norme di cui agli artt. 3 CCII e 2086 c.c. non si premurano di definire o di specificare concretamente quali siano questi assetti da istituire, ma si limitano solo a specificare che la complessità delle procedure e quindi la qualità degli assetti deve essere commisurata alla natura e dimensione dell’impresa (e quindi anche in termini di proporzionalità): occorre che gli assetti siano effettivi e funzionali, che siano effettivamente attuati e che siaxno in grado di raggiungere i risultati prefissati[10].

Quando gli assetti possono definirsi “adeguati”? Uno sguardo alla giurisprudenza di merito.

Gli assetti da istituire[11] sono da riferirsi i) alla struttura organizzativa, ii) all’amministrazione e iii) alla gestione finanziaria.

Il problema interpretativo più rilevante è quindi quello di attribuire un significato preciso all’aggettivo “adeguati”: quando un assetto (organizzativo, amministrativo e contabile) è adeguato?

Problema interpretativo che si pone ex ante all’imprenditore, ma che è rimesso ex post al Giudice che dovrà verificare la corretta (rectius “adeguata”) istituzione degli assetti.

Peraltro, il giudizio di adeguatezza deve confrontarsi con la cd. business judgement rule, secondo cui ogni scelta del management è insindacabile purché si basi su scelte razionali e giustificate[12].

Quindi, l’idoneità richiesta dalla norma per l’assetto aziendale andrà valutata caso per caso, partendo da una serie di fattori generali, quali ad esempio:

  1. l’esistenza di un organigramma aziendale,
  2. l’esistenza di procedure (diffuse tra il personale) idonee a garantire efficienza e efficacia nella gestione dei rischi da parte del sistema di controllo,
  3. l’esistenza di un funzionigramma chiaro e diffuso,
  4. una regolare tenuta della contabilità, con rilevazioni sia a livello previsionale che consuntivo.

A titolo esemplificativo e non esaustivo, secondo la dottrina aziendalistica, sono indicatori di inadeguatezza:

  • di un assetto organizzativo:
    • l’organigramma non aggiornato che difetta dei suoi elementi essenziali;
    • l’assenza di mansionario;
    • l’inadeguata progettazione della struttura organizzativa e la polarizzazione in capo a una o poche risorse umane di informazioni vitali per l’ordinaria gestione dell’impresa (ufficio amministrativo);
    • l’assenza di un sistema di gestione e monitoraggio dei principali rischi aziendali”.
  • di un assetto amministrativo:
    • la mancata redazione di un budget di tesoreria;
    • la mancata redazione di strumenti di natura previsionale;
    • la mancata redazione di una situazione finanziaria giornaliera;
    • l’assenza di strumenti di reporting;
    • la mancata redazione di un piano industriale
  • di un assetto contabile:
    • una contabilità generale che non consente di rispettare i termini per la formazione del progetto di bilancio e per garantire l’informativa ai sindaci;
    • l’assenza di una procedura formalizzata di gestione e monitoraggio dei crediti da incassare;
    • un’analisi di bilancio unicamente finalizzata alla redazione della relazione sulla gestione;
    • la mancata redazione del rendiconto finanziario.

Pertanto, è evidente che gestione e controllo, a partire dai singoli fatti aziendali[13], comportano una funzione di garanzia sulla tenuta dell’impresa e sulla sua capacità di continuare a produrre ricchezza in futuro. Una garanzia sia interna, ovvero verso i soci di minoranza, sia esterna, verso gli stakeholder in senso ampio quali, ad esempio, i creditori. Sicché, occorre che l’impresa si doti di un sistema interno di controlli che risulti idoneo, rispetto alle sue caratteristiche dimensionali e di business, a rilevare tempestivamente tutte quelle situazioni di crisi che possano, potenzialmente, far venire meno quella garanzia.

Un aiuto per comprendere se l’assetto organizzativo, amministrativo, contabile è adeguato può arrivare da una checklist operativa, calibrata sulle dimensioni e sull’attività dell’impresa[14].

La Giurisprudenza ha già dato applicazione alle norme richiamate.

In particolare il Tribunale di Milano, Sezione specializzata imprese, con la sentenza n. 11105/2019 pubblicata il 3/12/2019 ha incidentalmente specificato, nell’ambito di un’azione di responsabilità del socio unico nei confronti dell’amministratore, che «è necessario dunque coniugare l’obbligo che grava anche sugli amministratori di S.r.l. semplificate di conservazione dell’integrità patrimoniale […] e a tal fine vengono in soccorso criteri per la verifica in ottica ex ante dell’attività gestoria […] ai quali ad oggi è stato riconosciuto rango di veri e propri “obblighi di legge” con l’introduzione del secondo comma dell’art. 2086 cc che formalizza il dovere, per gli imprenditori e per gli amministratori di tutte le società di capitale di adottare assetti organizzativi, amministrativi e contabili adeguati».

A ruota, il Tribunale di Roma (sez. XVI ordinanza 15 Settembre 2020) ha ritenuto «responsabile l’amministratore che omette del tutto di approntare una qualsivoglia struttura di adeguati assetti organizzativi in presenza di segnali indicatori di una situazione di crisi o precrisi». Al contempo, però, il Tribunale ha ritenuto che «non potrà, invece, ritenersi responsabile l’amministratore che abbia predisposto delle misure organizzative che, con una valutazione ex ante, erano adeguate, secondo le sue conoscenze e secondo gli elementi a sua disposizione, a verificare tempestivamente la perdita della continuità aziendale. Parimenti, non potrà ritenersi responsabile l’amministratore che, pur avendo tempestivamente rilevato – grazie alla struttura organizzativa predisposta – il venir meno della continuità aziendale- ponga in essere degli interventi che, successivamente si rivelino inutili ad evitare la degenerazione della crisi (ed eventualmente il fallimento della società), qualora tali interventi – sempre sulla base di una valutazione ex ante – non risultino manifestamente irrazionali ed ingiustificati».

Sulla scia del Tribunale Milano, Sez. spec. in materia di imprese, Sentenza del 18/10/2019, n. 2769, e dell’ordinanza del Tribunale di Roma appena citata, il Tribunale di Cagliari con decreto del 19/01/2022 ha ordinato un’ispezione ai sensi dell’art. 2409 c.c., al cui esito è emerso che la società risultava sprovvista di adeguato assetto amministrativo. In particolare, per la società, l’unico strumento organizzativo era rappresentato da un organigramma peraltro non aggiornato. Sempre l’ispezione evidenziava l’assenza di un mansionario, l’inadeguata struttura organizzativa e l’assenza di un sistema di monitoraggio o dei rischi aziendali. Quanto all’assetto amministrativo veniva rilevata la mancanza della redazione di budget di tesoreria, di strumenti previsionali, di una situazione finanziaria e di un piano industriale.

Il Tribunale di Cagliari ha sancito quindi che il dovere di dotare la società di adeguati assetti in chiave preventiva rispetto all’emersione della crisi e della perdita della continuità aziendale è fattispecie quasi più grave per le imprese in situazione di equilibrio rispetto a quelle ormai in crisi: «Del resto una volta manifestata la crisi, sfuma la gravità della adozione di adeguati assetti e viene in massimo rilievo, invece, la mancata adozione di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per fronteggiarla. In altri termini, la violazione della obbligazione di predisporre adeguati assetti è più grave quando la società non si trova in crisi, anche perché, del resto, proprio in tale fase essa ha le risorse anche economiche per predisporre con efficacia le misure organizzative, contabili, amministrative».

Il Tribunale di Cagliari ha quindi ritenuto che l’assenza di un assetto adeguato rappresenti una grave irregolarità nella gestione e, pur non ritenendo necessaria la revoca dell’organo di gestione, ha nominato un amministratore giudiziario, ordinando «all’organo amministrativo di adottare entro 150 gg gli assetti amministrativi, organizzativi e contabili adeguati».

In ultimo, il Tribunale di Catania è andato oltre laddove, con decreto del 8 febbraio 2022, ha disposto un’ispezione (ai sensi e per gli effetti dell’art. 2409 c.c.) a seguito di un ricorso a cura di soci di minoranza con cui si denunciavano gravi irregolarità gestionali; detti soggetti avevano anche inoltrato denuncia al collegio sindacale ex art. 2408 c.c. invitando tale organo a compiere gli accertamenti del caso in relazione a varie condotte ritenute non corrette, quali la mancata approvazione di un aggiornato piano industriale e l’aggravamento della situazione debitoria non motivata, e così via, mentre dalla relazione dell’organo di controllo all’assemblea non sembravano evidenziarsi fatti censurabili.

Dalla relazione dell’ispettore sono emersi, tra l’altro, un aggravamento della situazione della società e la mancata approvazione di un piano industriale e finanziario. Nulla è risultato evidenziato, dal detto professionista, quanto agli adeguati assetti[15].

Va da subito evidenziato che il decreto del Tribunale di Catania non interviene nel contesto di una crisi aziendale, ma nell’ambito di una lite fra soci/familiari, sottolineando quindi la rilevanza degli adempimenti di cui all’art. 2086, comma2, c.c. nella ordinaria gestione di impresa.

Infatti, il Tribunale ha ritenuto il ricorso fondato, accogliendolo con revoca dell’organo amministrativo e nomina di un amministratore giudiziario.

Il Tribunale ha appuntato l’attenzione sulla accertata violazione dell’art. 2086, comma 2 c.c., benché la norma sia entrata in vigore il 16/03/2019, affermando che «nella specie gli amministratori nulla hanno predisposto in merito all’assetto organizzativo, amministrativo e contabile della società»

I componenti del CdA sul tema si erano difesi deducendo che la legge non impone forme particolari in ordine alla realizzazione degli assetti, e che «gli amministratori hanno costruito idonei assetti organizzativi con le varie delibere che hanno attribuito deleghe di funzioni, distribuendo competenze all’interno del CdA». Hanno altresì rilevato che, pur non avendo approvato il piano industriale, ne hanno più volte trattato in vari CdA con informazione al collegio sindacale.

Il Tribunale precisa che «al prevalente orientamento dottrinario, confermato anche dalle pronunce della giurisprudenza di merito, il tenore dell’art. 2409 c.c. non limita il perimetro delle irregolarità alla gestione imprenditoriale della società, ma, attraverso il richiamo alla “gestione”, indica l’ambito di incidenza delle conseguenze delle irregolarità». Prosegue, poi, specificando che «In questa prospettiva le misure organizzative che gli amministratori sono chiamati, anche sulla base del nuovo art. 2086 cc, ad adottare, risultano pur sempre finalizzati alla gestione societaria ovvero ne rappresentano una modalità di attuazione. Ed in effetti anche le irregolarità organizzative sono idonee a produrre inefficienze che si ripercuotono, inevitabilmente, sulla gestione imprenditoriale della società.

Un concetto ampio di gestione consente, dunque, di annoverare tra le irregolarità anche la violazione di specifici compiti che, pur non attenendo alla gestione imprenditoriale in senso stretto, riguardano l’ordinato svolgimento dei poteri tra organi della società.

In definitiva, la gestione è termine dal significato complesso che abbraccia non solo l’amministrazione corrente, ma anche le scelte strategiche e tutte le scelte che attengono all’assetto organizzativo delle società, che non si esaurisce nella distribuzione di deleghe ai componenti del CdA». Ed ancora: «il rispetto degli obblighi imposti dall’art. 2086 co 2 cc non può limitarsi alla distribuzione di deleghe agli amministratori, ma impone una precisa individuazione e indicazione di tutti gli altri aspetti organizzativi, amministrativi e contabili, che nel caso di specie, risultano del tutto assenti […] È evidente che nella specie, in carenza di assetti organizzativi ex art. 2086 co 2 cc, che non risultano essere mai stati sollecitati neppure dal collegio sindacale, non si pone alcun problema di limiti di sindacabilità delle scelte operate dal CdA, configurandosi, di contro, un grave inadempimento degli obblighi gravanti sull’organo gestorio».

In conclusione, ad avviso del Tribunale, risulta «configurabile una grave irregolarità, palesemente foriera di possibile pregiudizio sia per gli interessi dei creditori che per la società» e ricorrono «i presupposti ex art. 2409 cc per l’adozione del provvedimento di revoca dell’organo amministrativo della società […] e di nomina di amministratore giudiziario per la pregiudiziale inerzia rispetto all’adozione delle misure imposte dall’art. 2086 co 2 cc

Secondo i commentatori più avveduti, la peculiarità del provvedimento del Tribunale di Catania sta nel fatto di aver sottolineato come le misure organizzative che gli amministratori sono chiamati ad adottare risultano finalizzate alla gestione societaria, rappresentandone una modalità di attuazione. Le irregolarità amministrative, quali la mancanza di adeguati assetti, sono idonee a produrre inefficienze che hanno ricadute sulla gestione della società[16]. Quindi la gestione operativa dell’impresa considera non solo l’amministrazione corrente, ma anche in prospettiva le strategie e le scelte: si tratta di temi che attengono ad adeguati assetti, secondo la lettura del Tribunale etneo.

Conclusioni.

Da quanto sin qui delineato, risulta evidente come la prospettiva della crisi d’impresa, nella quale sono stati inseriti gli adeguati assetti, sia dominante ma non esclusiva.

Sta accadendo forse quello che già accadde alla disciplina prevista dal D.Lgs. 231/2001[17]: gli Organismi di Vigilanza, il Codice Etico e a tutti gli altri strumenti normativi ivi previsti, inizialmente accolti dalle imprese come l’ennesima complicazione alla gestione, ma oggi sono apprezzati sia dagli shareholder che dagli stakeholder, perché anticipano rischi che compromettono in maniera funesta e a volte definitiva l’attività.

Allo stesso modo, gli adeguati assetti consentono di ridurre il rischio di crisi e di insolvenza, ma ancor prima consentono di migliorare la gestione dell’impresa e di aumentare la sua redditività, contribuiscono a migliorare la credibilità aziendale e a facilitare l’accesso al credito.

In conclusione, gli adeguati assetti sono (o saranno, da questo dipende la scommessa) uno strumento imprescindibile per la gestione di un’impresa. Essi consentono, oltre al miglioramento la performance aziendale, di ridurre il rischio di crisi e di migliorare la credibilità dell’azienda, così da scongiurare la crisi o di riuscire a gestirla.

In ultimo, in quest’ottica “preventiva”, dopo gli adeguati assetti organizzativi amministrativi contabili (art. 2086 cc e art. 375 CCII), dopo i modelli organizzativi e OIV ex D.Lgs. 231/2001, è da chiedersi se la previsione sul tax control framework dell’art. 20 Legge delega per la riforma fiscale, al n. 4[18], possa “chiudere il cerchio”.

La risposta nel prossimo approfondimento del nostro Centro Studi.

a cura di Lorenzo Romano

per il Centro Studi Deotto Lovecchio & Partners

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[1]In verità una prima versione (mai entrata in vigore) del citato comma 2 prevedeva solo l’istituzione di «un assetto organizzativo adeguato ai sensi dell’articolo 2086 del codice civile…» e non anche un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato ai sensi dell’art. 2086 del codice civile. L’aggiunta dei due attributi (amministrativo e contabile) si deve alle modifiche apportate dal D.Lgs. 17 giugno 2022, n. 8.

[2] Il testo precedentemente in vigore era «Direzione e gerarchia nell’impresa», poi diventato “Gestione dell’impresa”.

[3]«L’imprenditore individuale deve adottare misure idonee a rilevare tempestivamente lo stato di crisi e assumere senza indugio le iniziative necessarie a farvi fronte».

[4] Art. 1 della legge delega (Legge 19/10/2017, n. 155): «il Governo procede alle modifiche delle seguenti disposizioni del codice civile rese necessarie per la definizione della disciplina organica di attuazione dei princìpi e criteri direttivi di cui alla presente legge, in particolare prevedendo: […] b)  il dovere dell’imprenditore e degli organi sociali di istituire assetti organizzativi adeguati per la rilevazione tempestiva della crisi e della perdita della continuità aziendale, nonché di attivarsi per l’adozione tempestiva di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale».

[5] Commi aggiunti sempre con il correttivo (D.Lgs. 17 giugno 2022, n. 8).

[6]Si tratta dei cd. “alert” degli enti pubblici (INPS, Agenzia delle Entrate, Agenzia delle Entrate-Riscossione).

[7] R. Rordorf, Gli assetti organizzativi dell’impresa ed i doveri degli amministratori di società delineati dal novellato art. 2086, comma 2, c.c., in Le Società, n. 12/2021 p. 1325 e ss., sottolinea «l’indicazione dall’avverbio “anche”, a chiara dimostrazione del fatto che l’adeguatezza degli assetti organizzativi risponde ad un’esigenza di ordine più ampio ed investe il modo stesso di fare impresa, anche a prescindere dall’eventualità di una crisi. Si manifesta qui con chiarezza l’intento del legislatore di promuovere una cultura imprenditoriale più seria e matura, che non si affidi all’arte di arrangiarsi vivendo alla giornata e sperando nella buona stella, ma esprima quella capacità di programmazione e di prevenzione dei rischi senza la quale molta parte del tessuto imprenditoriale della nostra economia resta inevitabilmente fragile e precario».

[8] Sempre secondo R. Rordorf, op. cit., però, «la codificazione esplicita del dovere degli amministratori di istituire adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili per qualsiasi tipo di società fuga ogni dubbio sulla rilevanza giuridica di siffatta regola, che altrimenti potrebbe ritenersi confinata nell’ambito delle regole tecniche elaborate dalla scienza aziendalistica».

[9] Secondo la Cassazione (sentenza n. 24068/2022) l’amministratore di una società per azioni non può delegare ad un terzo poteri di esclusiva spettanza degli amministratori; ovvero, «non può delegare poteri che per vastità dell’oggetto, entità economica, assenza di precise prescrizioni preventive, di procedure di verifica in costanza di mandato, facciano assumere al delegato la gestione dell’impresa e/o il potere di compiere le operazioni necessarie per l’attuazione dell’oggetto sociale, di esclusiva spettanza degli amministratori».

[10] Gli adeguati assetti sono poi valutati da un revisore legale o da un esperto indipendente (l’art. 2403 c.c. affida il compito al collegio sindacale). La valutazione deve essere effettuata almeno una volta l’anno e deve essere effettuata anche in occasione di eventi straordinari, come ad esempio una variazione significativa della struttura o dell’attività dell’impresa.

[11] La legge delega (e la prima versione dell’art. 3 CCII, prima del cd. “correttivo”) li limitava alla sola organizzazione, e questa “miopia”, in qualche modo, si riverbera nella giurisprudenza (più avanti richiamata) che, ovviamente, ha meno confidenza con gli strumenti amministrativi e contabili.

[12] Si veda in tal senso Trib. Roma ordinanza dell’8.4.2020, nonché Cass., Sez. 1, 24 gennaio 2023, n. 2172.

[13]Noti attraverso un corretto e tempestivo flusso informativo necessario a garantire una trasparenza e una veridicità dei dati contabili, e non solo.

[14] Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e la Fondazione Nazionale di Ricerca dei Commercialisti hanno predisposto un modello di chek-list (Documento di ricerca “Assetti organizzativi, amministrativi e contabili: check-list operative”, luglio 2023).

[15] Circostanza decisiva, emersa in sede di reclamo, tanto da determinare la Corte d’Appello di Catania (I sez. civile, ordinanza del 27/04/2023) alla totale riforma del provvedimento del Tribunale, prendendo atto di quanto precisato dal collegio sindacale e dall’ispettore giudiziale, nonché dell’esistenza (non rilevata dal Tribunale) di un «“Organigramma” (redatto in più versioni susseguitesi nel tempo), il quale identifica nominativamente le persone impegnate nella struttura, e contestualmente le loro unzioni, ponendosi dunque anche come “Funzionigramma”; il “Mansionario aziendale” (anch’esso in più versioni nel tempo) dedicato a delineare più figure di personale dipendente, esponendone il “profilo” e identificando dettagliatamente le loro mansioni principali; il “Manuale di Procedure di gestione aziendale” (anch’esso tenuto a giorno), il quale effettua una rilevazione delle responsabilità e dei controlli posti in essere nella gestione aziendale delle procedure esecutive della SpA “al fine di assicurare il perseguimento dei seguenti obiettivi di controllo: descrivere le responsabilità dei soggetti coinvolti nel processo; descrivere i flussi di comunicazione tra le persone coinvolte nel processo, nonché gli applicativi informatici utilizzati; descrivere le attività di controllo connesse all’operatività descritta nel processo ed i relativi responsabili; consentire la verifica e supervisione delle attività e delle fasi del processo».

[16] C’è chi (P. Benazzo, La denunzia al tribunale di gravi irregolarità e l’adozione di assetti organizzativi adeguati: da prevenzione della crisi a “condizione di esercizio dell’attività d’impresa”, in Il Fallimento, 6/2023, p. 822 ss.) è giunto ad affermare che «L’obbligo di predisporre assetti organizzativi adeguati ex art. 2086, comma 2, c.c., costituisce la condizione di legittimazione all’esercizio dell’attività di impresa in condizioni di equilibrio non soltanto patrimoniale, economico e finanziario, ma, prima ancora, di sostenibilità sociale […] dalla tutela dei creditori sociali, alla conservazione dei posti di lavoro, alla preservazione dell’ambiente e delle risorse naturali, alla salvaguardia della competitività sul mercato […] Una legittimazione che richiede – prima fra tutti – una condizione essenziale: che la gestione dell’impresa sia organizzata in modo tale da potersi svolgere garantendo condizioni sostenibili di crescita e sviluppo, nel medio-lungo periodo, capaci di assicurare il rispetto di un siffatto equilibrio (sociale, economico, patrimoniale e finanziario)».

[17] Recante la Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato.

[18] «Prevedere che la volontaria adozione di un efficace sistema di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale, di cui all’articolo 4 del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 128, e la preventiva comunicazione di un possibile rischio fiscale da parte di imprese che non possiedono i requisiti per aderire al regime dell’adempimento collaborativo possano assumere rilevanza per escludere ovvero ridurre l’entità delle sanzioni»

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